Il futuro dei droni si costruisce sulle competenze

La tecnologia corre. La vera sfida è fare in modo che competenze, formazione e cultura professionale riescano a evolvere con la stessa velocità.
Pochi settori hanno conosciuto negli ultimi anni un’evoluzione paragonabile a quella dei droni.

Sono cambiate le piattaforme, i sensori, i software e le capacità operative. Sono cresciuti i livelli di automazione e si sono moltiplicati gli ambiti di applicazione. Quella che fino a pochi anni fa poteva essere percepita come una tecnologia specialistica è oggi parte di attività che riguardano infrastrutture, sicurezza, protezione civile, ambiente, agricoltura, industria, ricerca, logistica e monitoraggio del territorio.

Ma più aumenta la capacità della tecnologia, più cresce la responsabilità di chi deve utilizzarla.

Ed è qui che la formazione assume un ruolo centrale.

Non basta più saper pilotare un drone

Pensare alla formazione UAS esclusivamente come al percorso necessario per conseguire un attestato significa osservare soltanto una parte del problema.

Il settore sta diventando più complesso e, con esso, stanno cambiando le competenze richieste ai professionisti.

Alle capacità di pilotaggio si affiancano conoscenze aeronautiche, valutazione del rischio, pianificazione delle operazioni, sensoristica, gestione dei dati, cybersecurity, comunicazioni, coordinamento delle squadre e conoscenza dei processi nei quali il sistema UAS viene inserito.

Lo stesso concetto di pilota remoto non esaurisce più tutte le professionalità coinvolte.

Nelle operazioni più articolate possono lavorare insieme piloti, osservatori, responsabili operativi, specialisti dei sensori, tecnici, analisti, personale di control room e figure incaricate della gestione delle informazioni prodotte dal sistema.

Il drone, in altre parole, sta progressivamente smettendo di essere un oggetto isolato. Diventa parte di un sistema.

E per governare un sistema servono competenze.

La formazione deve seguire la velocità dell’innovazione

C’è una caratteristica che distingue profondamente il settore UAS da molti comparti più maturi: la velocità.

Tecnologie, procedure e scenari operativi possono cambiare significativamente nell’arco di pochi anni. Operazioni BVLOS, sistemi Drone-in-a-Box, flotte automatizzate, control room, U-space, intelligenza artificiale e nuovi sistemi di comunicazione stanno progressivamente modificando ciò che è tecnicamente possibile e, di conseguenza, ciò che viene richiesto agli operatori.

Per questo la formazione non può essere pensata come un momento concluso una volta ottenuto un titolo.

Occorre ragionare sempre più in termini di competenza continua.

Formazione iniziale, addestramento specialistico, esperienza operativa, aggiornamento e mantenimento delle capacità devono diventare elementi di uno stesso percorso professionale.

È un cambio di prospettiva importante.

Non significa semplicemente formare di più. Significa formare in modo coerente con il livello di complessità e di responsabilità delle operazioni che vengono svolte.

Più cresce il rischio operativo, più aumenta la complessità del sistema e maggiore deve essere la capacità dell’organizzazione di dimostrare che le persone coinvolte possiedano competenze adeguate e aggiornate.

Tecnologia e fattore umano devono crescere insieme

Automazione e intelligenza artificiale continueranno a modificare profondamente il settore.

Ma proprio l’aumento dell’automazione rende ancora più importante il fattore umano.

Un sistema può acquisire dati, elaborarli, riconoscere anomalie e supportare una decisione. Rimane però necessario comprendere il contesto, conoscere i limiti della tecnologia, valutare le conseguenze di una scelta e intervenire quando qualcosa non funziona come previsto.

La professionalità si sposta quindi progressivamente dal semplice controllo della macchina alla capacità di comprendere e governare l’intero processo operativo.

È una trasformazione che riguarda i singoli professionisti, ma anche le organizzazioni.

Le imprese e gli enti che utilizzano UAS dovranno sempre più interrogarsi non soltanto su quali tecnologie acquistare, ma sulle competenze necessarie per integrarle nei propri processi.

La crescita del settore passa anche da qui.

Un ecosistema ha bisogno di dialogo

C’è poi un secondo elemento che non può essere ignorato.

Un comparto così giovane, trasversale e in rapida evoluzione non può crescere attraverso mondi che procedono separatamente.

Chi forma i professionisti osserva quotidianamente l’evoluzione delle competenze. Chi svolge operazioni conosce le criticità del lavoro sul campo. L’industria sviluppa nuove tecnologie. Università e centri di ricerca sperimentano applicazioni e modelli che possono anticipare il mercato. Le istituzioni e gli enti regolatori sono chiamati ad accompagnare questa trasformazione garantendo sicurezza e sostenibilità del sistema.

Queste esperienze devono incontrarsi.

La maturità della filiera UAS italiana dipenderà anche dalla capacità di costruire un dialogo stabile tra industria, professionisti, enti di formazione, ricerca e istituzioni.

È in questo spazio che un’associazione di categoria può assumere un ruolo particolarmente importante.

Non sostituendosi ai regolatori, alle imprese o agli organismi di formazione, ma creando un punto di raccordo nel quale esigenze, criticità, esperienze e proposte possano essere raccolte e trasformate in un confronto strutturato.

Fare rete, in un settore tecnologico, non significa soltanto creare relazioni.

Significa costruire cultura professionale.

Dalla formazione alla cultura del settore

Un settore maturo non è quello nel quale tutti possiedono semplicemente un titolo.

È quello nel quale esistono standard professionali riconoscibili, attenzione alla sicurezza, capacità di condividere esperienze e consapevolezza della necessità di mantenere aggiornate le proprie competenze.

La formazione diventa così qualcosa di più ampio.

Diventa cultura della sicurezza, responsabilità professionale, capacità di riconoscere i propri limiti e volontà di continuare a migliorare.

È anche attraverso questa cultura comune che il settore UAS può consolidare la propria credibilità nei confronti delle istituzioni, delle imprese che investono nella tecnologia e della società che ne osserva lo sviluppo.

Perché l’innovazione diventa realmente valore soltanto quando può essere utilizzata in modo competente, responsabile e consapevole.

Il Polo come luogo di partecipazione

È su questi temi che il Polo Nazionale Droni vuole contribuire ad aprire e rafforzare il confronto.

Il dialogo sulla formazione e sul mantenimento delle competenze non può essere costruito esclusivamente dall’alto. Deve partire anche dall’esperienza di chi opera ogni giorno nel settore. Indagine nazionale

Ma la partecipazione non si esaurisce in un questionario.

Contribuire al Polo significa portare esperienza, competenza e punti di vista differenti all’interno di una comunità che vuole partecipare attivamente alla crescita del settore.

Significa aiutare a individuare problemi comuni prima che diventino ostacoli, condividere buone pratiche, creare connessioni tra mondi differenti e costruire proposte capaci di alimentare un confronto serio con istituzioni ed enti regolatori.

Il settore dei droni continuerà a cambiare.

Cambieranno le tecnologie, le modalità operative e probabilmente anche molte delle professionalità che oggi conosciamo.

Una cosa, però, resterà centrale.

La tecnologia corre. La vera sfida è fare in modo che competenze, formazione e cultura professionale riescano a evolvere con la stessa velocità.
Pochi settori hanno conosciuto negli ultimi anni un’evoluzione paragonabile a quella dei droni.

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